È importante ponderare sempre con estrema attenzione i trattamenti di fecondazione assistita, al fine di valutarne i reali benefici, nonché di prevenire e ridurre il rischio di complicanze. Una di queste complicanze, è la sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS – Ovaric Hyper Stimulation Syndrome). La OHSS, rappresenta una grave minaccia per la salute della donna, dovuta ad una risposta eccessiva in seguito ai trattamenti di procreazione medicalmente assistita.

In alcuni casi, l’OHSS, può diventare potenzialmente pericolosa per la vita, a causa delle gravi complicanze ad essa legate. Essa ha un’ incidenza che si aggira intorno al 5% di tutte le induzioni dell’ovulazione, è importante pertanto, che venga indentificata e trattata per tempo!

Quali sono i sintomi?

L’OHSS può presentarsi sotto varie forme, ma in genere, clinicamente, i segnali più frequenti sono rappresentati da: distensione addominale, ingrandimento delle ovaie (>12cm), nausea e vomito, dispnea (respirazione difficoltosa) e tachicardia. Ci sono poi dei casi più gravi, che presentano tromboembolia polmonare, insufficienza renale, aritmie cardiache, emorragia da rottura dell’ovaio  e danno multiorgano. Attraverso una anamnesi del paziente, è possibile però individuare una serie di fattori di rischio che possono essere rappresentati dalla giovane età, un BMI (indice di massa corporea) <20, precedenti episodi di OHSS, sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), ovvero la presenza di più di 10 follicoli di 4-10 mm per ovaio.

Ancora oggi non è stata identificata una vera e propria causa, è importante dunque, delineare il quadro clinico della donna, attraverso la raccolta dei dati anamnestici e di una sorveglianza attiva delle condizioni cliniche del paziente; queste sono le uniche armi a disposizione dello specialista.

Il quadro clinico può essere più o meno grave in funzione dell’avvenuto (o meno) impianto dell’embrione, pertanto le tecniche di PMA, vanno esclusivamente eseguite in appositi centri da specialisti della fertilità: professionisti in grado di ottenere una panoramica completa della situazione e di monitorare l’evolversi della condizione, in grado di intervenire tempestivamente nella gestione di eventuali conseguenze.

Scopriamo quando si verifica l’Iperstimolazione ovarica.

Che cos’è propriamente l’iperstimolazione ovarica?

«Possiamo sicuramente asserire che la Sindrome da iperstimolazione ovarica sia una delle complicanze dovute alla stimolazione ovarica, ovvero di quel percorso di procreazione medicalmente assistita, che induce una crescita follicolare multipla, così da prelevare quante più uova possibili con l’obiettivo di creare un embrione in vitro, un embrione che sia evolutivo e che possa dare una gravidanza alla donna».

In cosa consiste?

«Consiste nell’ aumento del volume delle ovaie, con la formazione di multipli follicoli ingranditi (o cisti ovariche) e la fuoriuscita di liquidi ricchi di proteine dal compartimento vascolare all’addome. Vi è dunque un’ eccessiva perdita di proteine, a favore del comparto addominale»

Qual è la causa?

«Le cause sono ad oggi sconosciute, ma fondamentalmente si distinguono due tipi di iperstimolazione ovarica: una precoce, che si presenta già dal terzo-settimo giorno dalla somministrazione dell’hMG (farmaco somministrato per stimolare l’ovulazione); l’altra è invece più tardiva, si può infatti verificare dopo 12-17 giorni dalla somministrazione del farmaco ed è associata a gravidanze multiple se il transfer è avvenuto in precedenza»

Parliamo di una condizione rara o diffusa?

«Fortunatamente stiamo parlando di una condizione rara, per quanto l’eziologia sia sconosciuta, è possibile identificare i soggetti più a rischio»

Esistono fattori di rischio, degli elementi da monitorare per valutare la possibilità che la stimolazione ovarica evolva in questa sindrome?

«È superiore nelle donne affette da ovaio micropolicistico, con un’elevata presenza di ormone anti-mülleriano, inoltre, esistono donne geneticamente predisposte a una maggiore risposta ai farmaci somministrati durante l’induzione dell ovulazione, con un polimorfismo genico, condizione per cui i recettori per l’FSH e l’LH sono situati sull’ovaio e che presentano, a parità di farmaco somministrato, una diversa risposta (maggiore o minore) rispetto a quella che, altrimenti, sarebbe normale»

I sintomi dell’iperstimolazione ovarica

Quali sono i sintomi che accompagnano la sindrome dell’iperstimolazione ovarica?

«Ci sono quattro gradi di iperstimolazione: lieve, moderata, severa o critica. Se lieve l’Iperstimolazione ovarica, è caratterizzata dalla presenza di nausea, vomito, diarrea e distensione addominale. Se moderata, si aggiunge anche l’ ascite (presenza di liquido nell’ addome), riscontrabile tramite ecografia. Nell’ iperstimolazione ovarica severa, oltre ai precedenti sintomi con un’ ascite più grave, troviamo anche un grado di ipovolemia, una diminuzione delle funzioni renali, una disfunzione epatica; la sindrome provocherà dunque una fuoriuscita di liquido che dal sangue si accumula in addome generalizzato. Nella forma critica, a tutti questi sintomi, si aggiungono anche fenomeni tromboembolici, insufficienza renale e insufficienza respiratoria. È dunque fondamentale prevenirla, procedendo sempre con massima attenzione nella stimolazione dell’induzione dell’ovulazione»

Quali sono le conseguenze della sindrome da iperstimolazione ovarica?

«Le conseguenze sono sempre legate al grado dell’iperstimolazione e quindi dal  quadro clinico e biochimico. Dal grado lieve a quello moderato della sindrome, può risultare sufficiente un controllo in ambulatorio, in cui dare al paziente le corrette indicazioni circa alimentazione e idratazione e sul riposo da seguire, sarà ossibile così facendo, risolvere nel giro di qualche giorno. Se si tratta invece di forme più severe, sarà necessario il ricovero in ospedale, per eseguire una terapia infusionale e per monitorare tutti i valori e i parametri funzionali di fegato, cuore e reni, nonché il bilancio idrico e la valutazione del quadro ecografico per ottenere un miglioramento del quadro generale del paziente»

Il trattamento della sindrome da iperstimolazione ovarica

Come intervenire per risolvere i sintomi, prevenendo le conseguenze più gravi?

«Ogni ciclo di stimolazione dell’induzione dell’ovulazione deve essere sempre eseguito e monitorato tramite uno specialista della fertilità che, attraverso l’ecografia e gli esami ormonali, può intervenire il più precocemente possibile e può farlo in diversi modi : innanzitutto modulando la terapia, o se necessario anche sospendendola, ma anche indicare un tempo di riposo alla paziente, procrastinare il transfer perché, come abbiamo visto, non è detto che questa condizione si manifesti in forma precoce, ma anche dopo  avere eseguito l’intera tecnica di fecondazione in vitro , ovvero dopo pick-up ed embrio transfer.»

I possibili rimedi, accennando brevemente al trattamento che si avvale di farmaci, quali ad esempio semplici antidolorifici, all’idratazione e infusione di sostanze che sostengono il circolo, o attraverso la somministrazione di anticoagulanti. È sempre necessario per questo motivo eseguire una valutazione costante dei parametri vitali, biochimici e clinici, personalizzando ovviamente la terapia in base al singolo caso.

In conclusione, parlando di induzione dell’ovulazione, il medico responsabile di trattamento, deve essere sempre uno specialista della fertilità, in grado di prevenire e agire in tempo in caso di complicanze che, per quanto fare, possono rappresentare importanti risvolti clinici per la donna.

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